L’invecchiamento incute in tutti paura ed ansia, La paura inconscia del decadimento cognitivo e di come questo primo o poi, arrivi per tutti sta diventando una vera e propria fobia sociale. Parole come Alzheimer e Parkinson, sempre più d’uso nelle civiltà avanzate, fanno crescere all’interno della famiglia la consapevolezza di un male moderno che colpisce la mente.

Eppure,  usando  molto e in modo costante il cervello, quel fantastico organo contenuto nella nostra scatola cranica, la cui massa si riduce del 5% ogni 10 anni a partire dai 60 anni, si possono conservare performance cognitive, memoria compresa, più o meno invariate

L’Università Svedese di Umea, nella ricerca  Memory aging and brain maintenance , L Nyberg – ‎2012, pubblicata sulla rivista Trends in Cognitive Sciences, ci dice infatti che circa il 10% di ultrasettantenni mantiene ricordi ancora vividi.

Anche se alcune funzioni della memoria tendono a scemare invecchiando, diversi anziani mostrano delle funzioni ben conservate e questo è legato ad un cervello ben conservato, simile a quello giovane“, dice Lars Nyberg, professore di Neuroscienze dell’Università di Umeå, autore dello studio. Gli anziani in generale hanno più difficoltà a ricordare riunioni o nomi, dice Nyberg, ma queste perdite di memoria spesso si verificano molto più tardi di quanto si creda, ovvero dopo i 60 anni. Inoltre, anche le persone anziane continuano ad accumulare conoscenze e a elaborare in modo efficace ciò che sanno.

Nel loro insieme, una vasta gamma di scoperte forniscono la prova convergente della marcata eterogeneità nel cervello che invecchia – si legge nella ricerca – e alcuni anziani non mostrano che pochi o nessun cambiamento nel cervello rispetto ai giovani adulti, con prestazioni cognitive intatte, supportando la nozione di manutenzione del cervello. In altre parole, il mantenimento di un cervello giovane, invece di rispondere a, e compensare, le variazioni, può essere la chiave per una memoria di successo nell’invecchiamento“.

Cosa di deve fare, quindi, per mantenere un cervello giovane? Certo, i geni hanno un ruolo importante nel determinare l’invecchiamento, ma sono fondamentali anche scelte di vita e altri fattori ambientali.

il professor Alberto Oliverio, docente di Psicobiologia all’Università La Sapienza di Roma, ci dice che esistono strategie in grado di preservare la memoria. “Più ci si impegna a mantenere una buona forma generale, anche attraverso un’attività fisica quotidiana, più il cervello dice l’esperto – risulta essere ben ossigenato e funzionante. Questa certamente è una delle azioni fondamentali che si possono fare per il buon funzionamento della memoria“.

Le persone non più giovani, quindi possono mantenere una buona memoria anche riducendo il rischio di arteriosclerosi, limitando il consumo di grassi, soprattutto di origine animale, mangiando frutta e verdura, cereali e legumi. “Anche il controllo della pressione arteriosa ha un effetto protettivo nei confronti della memoria, preservando il cervello da possibili micro-infarti che all’inizio possono passare inosservati, ma che a lungo termine fanno sentire il loro effetto alterando la struttura cerebrale“, dice Olivierio.

Inoltre stimolare il cervello con vari interessi diviene una strategia essenziale per la salute cerebrale a lungo termine e, poi, “è un ottimo modo per tenere attive tutte le sue funzioni, quella mnemonica compresa – prosegue l’esperto -. È soprattutto utile leggere con attenzione prendendo appunti o segnando a margine di libri e giornali i punti chiave, per poter meglio memorizzare il senso di quello che si legge. Ma servono anche l’ascolto attento della musica o fare le parole crociate o il sudoku. Non esistono invece farmaci della memoria e questo vale tanto per gli anziani che per i giovani che devono affrontare gli esami a scuola. Inoltre non risulta particolarmente stimolante il passivo apprendimento a memoria, senza una spiccata partecipazione emotiva o intellettuale“.

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